Quando avevo il web 2.0 negli occhi: la mia confessione
Nel 2006 scrissi la tesina di maturità sui cambiamenti che stavano caratterizzando la società all’avvento di ciò che allora tutti definivano web 2.0 .
Di quei giorni ricordo nitidamente gli sguardi a bocca aperta dei docenti: occhi stralunati come fossi un alieno venuto a parlare di concetti strambi e virtuali . Fu il periodo in cui cominciai ad innamorarmi delle nuove tecniche di marketing e della filosofia del web sociale – che per fortuna non era ancora sinonimo di Facebook.
Nessuno capì lontanamente ciò che cercavo di comunicare ma non fu certo questo a fermarmi, il primo anno di università mi diede buone basi tecniche per iniziare a comprendere qualcosa di informatica e comunicazione digitale (HMI) e più andavo avanti e più mi accorgevo che il “web 2.0″ era ormai sulla bocca di tutti, ma pochi sapevano bene cosa rappresentasse in realtà.
Scoprii ad un certo punto che a tale termine, seppur marchio registrato, ogni esperto ama dare la propria interpretazione a seconda del contesto in cui opera. Gli informatici lo considerano il web delle macchine, in cui queste possono comunicare autonomamente attraverso protocolli ben precisi; chi si occupa di comunicazione lo vede come il web di stampo sociale e tante, tante belle parole.
In men che non si dica ci si accorse che questa parola in realtà non voleva dire un bel niente e così qualcuno cercò di coniare addirittura il termine web 3.0 che ora sta ad indicare qualunque cosa venga dopo il web 2.0, quindi a conti fatti avremmo potuto senza dubbio farne a meno.
Più andai avanti con gli studi più capii che in realtà il marketing 2.0 ha varie sfaccettature ed esiste anche quella delle fan page con iscritti, si fa per dire, pagati dalle agenzie di comunicazione.
Ma parliamo della mia facoltà – informatica – oggi, 2010: guarda caso i corsi più “fuffa” sono proprio quelli che trattano il marketing e l’editoria digitale, proprio quelli che bramavo ansiosamente appena diplomato. Sconsolato mi sono dunque concentrato sui corsi che insegnano a fare qualcosa di concreto con l’informatica, quelli – aimè - più tecnici.
Le uniche nozioni di marketing e comunicazione online – che rimane comunque un tema a cui sono affezionato nonostante le disillusioni – sono proprio quelle relative ad un corso che con il marketing e la comunicazione non c’entra un bel niente, ma per fortuna ha potuto vantare la presenza di Marco Camisani Calzolari come speaker che, nonostante le critiche a cui si sottopone quotidianamente sul web, rimane una persona valida e competente.
Oggi come oggi rimango scettico quando sento parlare di professioni come lo stratega di comunità, esperti di Internet Sociale e cose del genere. Perché in concreto di cosa stiamo parlando? si crea un mestiere, un titolo, una targa su una cosa che cambia davvero rapidamente, stiamo attenti alle parolone inglesi.
Cito il mio collega Mirko che quando sente parlare di certi mestieri fantascientifici mi guarda inarcando il sopracciglio e con accento pugliese dice – “Vuoi imparare quaccheccosa?” “Vai a Comunicazione Digitale” (il corso di laurea ndr).
