Disruptive innovation? Odiati per natura – La parola ai designer di Facebook
Ho letto da poco un articolo dal blog di Adaptive Path, a proposito della presentazione di Adam Mosseri – product design manager in Facebook – tenutasi alla UXWeek 2010 a fine agosto .

Kendra, l’autrice del post, si sofferma sui principi generali in ambito Project Management riassumendo i punti principali; personalmente ho trovato altrettanto interessante il caso degli esempi pratici portati da Adam a proposito di scelte di progettazione relative a processi di interazione con l’utente.
Il video è piuttosto lungo (ca 30 min) e consiglio caldamente agli addetti ai lavori di dare un’occhiata.
Le argomentazioni portano a spunti e riflessioni utili a tutti: di seguito riassumerò le features principali illustrate durante la presentazione e annoterò i miei commenti personali;
A. L’importanza Dei Tips
In termini di usabilità è una caratterista piuttosto discussa a causa delle diverse correnti di pensiero sulla cosidetta necessità di processi “Self-Explanatory”, o autoesplicativi.
Contestualizzato nel photo-uploader di Facebook, e la scarsa conoscenza della selezione multipla di file, i designer hanno mostrato i benefici relativi all’aggiunta di uno step sotto forma di dialogo modale.
Questo, contenente semplicemente un’immagine illustrativa del dialogo OS (ovvero la parte non controllabile da parte dell’applicazione Web) e una breve descrizione testuale, ha fatto in modo di ottenere un calo del 40% sui caricamenti di foto singole a favore dei multiple-uploads.
B. Se “ti cancelli” non vale – il lato emotivo del de-engagement
Molti Social Network hanno approfondito studi per semplificare i processi di registrazione (engagement), arrivando a concludere che una delle soluzioni migliori sia il frazionamento: diversi steps, richiedendo – ad ogni interazione – nuove informazioni tentando di ridurre la tipica noia da form-filling.
Facebook guarda oltre: per quanto riguarda il processo di disiscrizione, ha cercato di dare un tocco emotivo enfatizzando il lato umano dell’applicazione: se lascerai i tuoi amici, loro sentiranno la tua mancanza.
La figura a sinistra illustra il processo di disiscrizione nel 2008, dove venivana chiesto di compilare un form chiarendo le proprie motivazioni. Nel 2010 Facebook pone domande simili correlate dalle immagini dei tuoi amici più cari.
C. Comprendere i limiti di una certa tecnologia
Sempre in relazione con il photo-uploader, Facebook aveva in cantiere un pluginin per browser che gestisse in maniera user-friendly la selezione delle foto dal file-system (quello che fanno – spesso male – gli uploader Java).
In una prima fase, testando l’interfaccia, il processo di selezione e caricamento foto risultò eccellente. La fase di testing relativa all’installazione del plugin fù, invece, un’esperienza disastrosa e i risultati finali portarono a concludere che solo il 37% degli utenti aveva provato ad installare il software aggiuntivo.
Questa bassa percentuale è dovuta alla diffidenza degli utenti ai dialoghi modali lanciati dal browser-web quando si tenta di installare un plugin esterno (“xyz” vuole accedere al tuo computer ed installare “abc” ); in ogni caso, l’utente nella maggior parte dei casi non porta a termine il processo.
D. Innovatori, odiati per natura
Adam, in questa ultima parte, rammenta ciò che ho sempre notato in procinto di un aggiornamento dell’interfaccia di Facebook: tutti, immediatamente dopo il cambiamento individuale, lamentavano del nuovo design e desiderano il rollback.
Il product design leader, propone dunque un esempio estremo: torna ai tempi in cui Facebook era solo un archivio di profili, e il team di sviluppo decise di introdurre una sorta di timeline in cui elencare i vari pensieri e le varie attività degli utenti (nasce anche il brevetto).
Questa iniziativa portò ad una sorta di rivoluzione (mediatica) che dichiarò le nuove features un fallimento. Facebook però non tornò indietro, migliorò le impostazioni della privacy e iniziò ad incentivare un concetto di comunicazione basata su messaggi istantanei, commenti e apprezzamenti. Ed oggi il live feed è la caratteristica fondamentale di ogni Social Network.
E’ necessario dunque considerare che spesso, apportando modifiche che intaccano l’attività usuale degli utenti, si avrà tendenzialmente una risposta fortemente negativa.
Proprio in questi casi diventa importante capire, assumendosi dei rischi, il limite tra una cattiva scelta progettuale (sostanzialmente un bad design) e un semplice effetto polemica da innovazione.
Qui conta l’approccio di natura scientifica che Facebook esalta, una sperimentazione supportata da numeri, statistiche, test e ricerche per valutare i singoli elementi in un contesto di utilità per l’utente finale considerando il più vasto numero di variabili in gioco.
per approfondire:
Vai a UXWeek2010 page
Vai a Adaptive Path – Data Informed, Not Data Driven: The Subtext


